Delfini, i suoni dell’Universo

“ Esistono tanti universi possibili quanti la mente umana riesca a sognarne “ ripeteva sovente uno dei miei maestri spirituali e, costantemente memore di questo profondo insegnamento esoterico, decisi, due lustri or sono, di intraprendere uno studio, finalizzato all’evoluzione coscienziale, in un mondo affascinante e misterioso qual’è quello dei cetacei.

Il primo contatto tra le nostre entità corporee mi permise di gettare le basi di un – a tutt’oggi – fecondo rapporto animico con quella stupenda creatura del mare, presente nell’immaginario infantile di ogni essere umano, che è il tursiope.

Ma procediamo con ordine.

Doveroso e’ un breve escursus nella mitologia greca, la quale ci offre numerosi racconti legati a questa creatura tanto cara al dio Apollo (uno dei principali templi dedicati a questa divinità era quello di Delfi il cui nome richiama palesemente l’animale).

Molto conosciuta e’ la storia dei pirati trasformati da Dionisio in delfini che, proprio per la reminescenza della loro condizione precedente, tenterebbero di avvicinarsi all’uomo e di cercarne l’amicizia.

Il geografo Pausania “il Paregeta”, nella sua ‘Descrizione della Grecia’, parla della statua del musico di Lesbo Arione che cavalca un delfino, sull’odierno Capo Matapan, eretta in segno di riconoscenza per il fondamentale aiuto ricevuto dal mammifero.

Erodoto ci narra la più antica versione della storia del cantore che, attaccato da congiurati, chiese, prima di essere giustiziato, la possibilità di cantare ancora una volta. Al suono della sua voce i delfini accorsero e Arione, fidandosi del dio Apollo, apparsogli precedentemente in sogno e del quale era fervente devoto, saltò in mare. Un delfino lo raccolse e lo portò sul dorso fino a capo Tanaro permettendogli così di salvarsi da morte certa.

Plinio il Giovane, invece, ci parla della colonia romana di Hippo, sulle coste della Tunisia, dove si recavano molti personaggi illustri per ammirare da vicino questa stupenda creatura acquatica.

L’enorme afflusso di gente causò una grave crisi per la popolazione locale che non riusciva più a far fronte alla grande richiesta di cibo dei troppi visitatori e si vide costretta a sopprimere quello che era diventato un caro amico di tutti ma che era, involontariamente, responsabile di troppe difficoltà.

Legata al rapporto di amicizia tra umani e delfini è la storia di Cerano Milesio che, un giorno, vide un pescatore che aveva appena catturato un tursiope. Osservando lo sguardo supplichevole dell’animale, l’uomo decise di riscattarlo e di rimetterlo in acqua. Grato al suo salvatore, il delfino non lo abbandonò mai, salvandolo da un naufragio e prendendo addirittura parte, nel momento della sua dipartita, al corteo funebre.

Un ruolo di primo piano spetta a queste creature marine anche nella storia di Ulisse. Telemaco, suo figlio, ancora fanciullo, cadde in mare e fu proprio un branco di delfini a salvarlo; per questo, suo padre, in segno di gratitudine, decise, da allora, di portare sullo scudo l’immagine di un delfino.

Scorrendo i libri di storia, di mitologia, di fiabe, numerosissimi sono ancora i racconti e gli aneddoti legati a questi cetacei, ma, in questa circostanza, affronteremo, nello specifico, quanto dice la scienza e quanto tenta di spiegarci il “mondo esoterico”, ovvero, delle ricerche di coloro che si rivolgono allo studio del funzionamento fisico e di quanti si preoccupano dell’esplorazione dell’anima (il sottoscritto, anche se ovviamente interessato alla cosiddetta “scienza ufficiale”, rientra nella seconda categoria di ricercatori).

Una piccola premessa la ritengo doverosa.

Gli studi, sia scientifici che esoterici, si sono molto indirizzati sui suoni emessi dai delfini ed è proprio questo aspetto che andremo ad esaminare.

La via scientifica

La dottoressa Liz Hawkins del ‘Centro di ricerca della balene’ in Australia ha condotto una ricerca molto particolareggiata che l’ha portata ad identificare, catalogare e decifrare oltre 200 suoni diversi emessi dai mammiferi. Lo studio ha avuto una durata triennale e il risultato sono stati 1.647 suoni, successivamente raggruppati in 186 categorie, provenienti da 51 coppie di delfini. Circa 20 di queste categorie erano composte di suoni che sono risultati essere comuni e ripetitivi.

“Si tratta di una comunicazione molto complessa – ha spiegato Liz Hawkins alla rivista britannica ‘New scientist’ – e contestuale, quindi si puo’ definire lingua”.

Lo stadio successivo della ricerca ha portato a classificare i suoni registrati in cinque gruppi scoprendo che ad ogni tipo di suono corrisponde un atteggiamento ben preciso.

“E’ troppo presto – ha detto la ricercatrice – per capire se si dicono cose del tipo: ‘dai sbrigati’ oppure ‘c’e’ del cibo li’, ma e’ possibile che funzioni più o meno cosi’. La loro comunicazione e’ molto più complessa e difficile di quello che crediamo”.

Un’ altra interessante ricerca è stata condotta dagli scienziati del Bottlenose Dolphin Research Institute (BDRI) nel Golfo degli Aranci in Sardegna e pubblicata nel volume Dolphins: Anatomy, Behaviourand Threats.

Lo studio, in capo allo spagnolo Bruno Diaz, ci rivela una grande capacità comunicativa e una grande importanza riscontrata nella modulazione dei suoni all’interno delle dinamiche sociali e gerarchiche del tursiope.

Il linguaggio dei cetacei non è composto di soli fischi ma anche di squittii, pigolii, lamenti e urla.

Le oltre 35 ore di osservazione hanno permesso allo staff di ricercatori di catalogare i suoni e di rilevare che gli squittii si possono ricondurre a delle situazioni in cui l’animale si sente minacciato o a quando è in uno stato di euforia per la cattura di una preda; i suoni invece più dolci e melodiosi vengono emessi soprattutto da madri e figli per tenere unito il gruppo e nelle battute di caccia.

Si è inoltre notata una correlazione costante tra i suoni emessi e la dimensione del gruppo di appartenenza rivelando una spiccata e raffinata vocazione linguistica dei delfini simile – se non addirittura superiore – a quella dell’essere umano.

“La caratteristica sorprendente di questi suoni è la loro unidirezionalità” – spiega lo studioso spagnolo – aggiungendo che i delfini, secondo quanto da lui verificato, sono in grado, in base alle circostanze, di essere schietti o diplomatici.

Ulteriori studi hanno permesso di effettuare un’ ulteriore distinzione dei suoni emessi dagli odontoceti di piccole dimensioni ( generalmente identificati come delfini ).

Si è potuta verificare l’emissione di suoni, con frequenza inferiore ai 20 kHz prodotti con la laringe, e di ultrasuoni prodotti attraverso un apparato comunicativo composto da narici, ossa del cranio e melone ( una struttura adiposa situata a ridosso dell’osso frontale ). Questo tessuto grasso permette all’animale di incanalare e di modulare gli ultrasuoni all’interno di un cono di uscita. Gli ultrasuoni emessi rimbalzano sugli oggetti circostanti producendo un eco di ritorno che viene acquisito dalla mandibola del cetaceo e poi trasmesso ai centri uditivi superiori. Questo ecoscandaglio viene utilizzato non soltanto in caso di scarsa visibilità ma anche per le attività di socializzazione e predatorie.

” L’intelligenza dei delfini può essere definita umana – asserisce senza ombra di dubbio lo studioso Fern – Hanno una struttura sociale molto complessa come la nostra. Addirittura si uccidono tra loro per rabbia o vendetta, fanno le guerre proprio come noi.”

Una recente pubblicazione curata della Emory University di Atlanta in Georgia tende ad evidenziare le numerose analogie tra il cervello degli esseri umani e quello dei delfini, soffermandosi, in particolare, alle strutture adibite alla creazione del pensiero.

“I cervelli dei delfini sono più grandi del nostro in valore assoluto e secondi solo al cervello umano, se considerati rispetto alle dimensioni del corpo“ – dice lo zoologo Lori Marino – osservando che i cetacei che vivono in zone dove si trovano molti ricci di mare utilizzano, mentre cercano il cibo, delle spugne di protezione e riscontrando forme di pensiero e comportamenti sociali analoghi a quelli umani.

Ulteriori conferme della similitudine comportamentale tra umani e delfini viene dagli scienziati del museo del Victoria, a Melbourne in Australia, che hanno scoperto la metodica abilità di questi animali nel “preparare il pranzo”. In particolare è finita sotto osservazione una femmina di delfino naso a bottiglia, nel golfo di Spencer in Australia meridionale, mentre utilizzava sempre la stessa procedura nella preparazione del pasto.

“E’ un segno di quanto sia sviluppato il loro cervello. E’ una maniera molto intelligente di gustarsi una seppia senza le parti indigeste – scrive Mark Norman, che ha guidato lo studio pubblicato sulla rivista scientifica PLoS On, della Public Library of Science – Dapprima il delfino scaccia la seppia dalle alghe spingendola verso un’area sabbiosa sul fondo marino. Quindi a testa in giù la blocca con il muso e la uccide con un potente colpo di coda.

Per eliminare l’inchiostro, che le seppie spruzzano per difesa ed e’ tossico, solleva l’animale morto e lo colpisce più volte con il muso “come una mazza da cricket” mentre fluttua in acqua, finché tutto l’inchiostro e’ uscito. Infine, per eliminare l’osso, riporta il mollusco sul fondo e lo strofina sulla sabbia spellandolo, finché l’osso non schizza fuori, e il pasto e’ pronto”. Anche la medicina sta muovendo i primi timidi passi nello studio dei “poteri” curativi dei delfini. Lo Waterplanet di Panama City Beach, in Florida, è uno dei numerosi centri in cui i delfini, per altro tenuti in condizione di libertà, sono inseriti in due programmi terapeutici specifici per i bambini. Il primo ( progetto Harmony) è stato approntato per i pazienti affetti da autismo, depressione, sindrome di Rett, iperattività, difficoltà d’inserimento sociale,sindrome di Turrets, e malattie terminali (fibrosi cistica, cancro, leucemia); il secondo ( progetto Serenity ) per coloro che sono affetti da disfunzioni fisiche o da ritardi nello sviluppo psicomotorio. Tra i progressi più evidenti, nei pazienti sottoposti a delfinoterapia, si sono riscontrati quelli a livello emozionale derivanti dalla innata propensione al gioco e al contatto propria dei cetacei. «L’acqua è nostra madre. Quando siamo in acqua torniamo ad essa» – dice Michael Atlas, co-fondatore del Human-Dolphin – ed è proprio su questa affermazione che lasciamo il campo della scienza per addentrarci in quello che riteniamo essere un complementare campo di ricerca : quello dell’esoterismo.

La via esoterica

La linea di confine tra scienza e ricerca esoterica è molto più sottile di quanto si possa immaginare. Gli studi metafisici si innestano, per lo più, in quel filone spirituale che teorizza su una evoluzione cosmica in atto nell’umanità tesa alla trasformazione dell’essere umano terrestre in “cittadino” di una più evoluta civiltà galattica.

Da ormai diverso tempo, negli ambienti esoterici, ma anche in quelli scientifici e religiosi, si parla di ‘qualcosa’ che starebbe per accadere all’umanità.

Tralasciando le tesi catastrofistiche legate ad una presunta fine del mondo, credo sia più interessante prendere in considerazione quelle legate ad una sorta di evoluzione, di cambio dimensionale, di ascensione.

Molti individui sono in grado di percepire questi cambiamenti e anche molti scienziati ne sono ormai a conoscenza.

Ed è proprio qui che troviamo il ruolo fondamentale che svolgono, da 10.000 anni a questa parte, i nostri amici cetacei in veste di ‘Assistenti Vibrazionali’ del pianeta Terra chiamati anche Nommos, una razza proveniente dal sistema stellare di Sirio che ha assunto forma fisica di delfino.

Attualmente i Nommos giocano una ruolo fondamentale, grazie soprattutto alla loro avanzata tecnologia nel campo del suono, nel mantenere la biosfera terrestre.

I Siriani Eterici, altra definizione per i Nommos, sono rappresentanti di quell’anima di gruppo alla quale fu assegnata la Terra come loro nuovo habitat quando la loro ‘casa’ su Sirio B implose.

Quando il pianeta Terra – e quindi i suoi abitanti – ascenderà, i Siriani Eterici saranno una sorta di guardiani e muteranno la loro forma acquatica in forma umana.

Molti di questi fratelli del cosmo stanno già facendo questa scelta ed è proprio per questo che stiamo assistendo a sempre più frequenti spiaggiamenti di delfini. Stanno tornando alla loro antica dimora per ultimare la loro fase di addestramento e per prepararsi al ritorno, in forma umana, sul nostro pianeta come guardiani della parte emersa.

Molte persone, spesso anche inconsapevolmente, appartengono all’Anima gruppo dei Siriani Eterici e di solito li vediamo particolarmente attratti dai delfini o attivi in organizzazioni di salvaguardia ambientale.

A livello metafisico possiamo dunque inserire i cetacei in quella categoria di esseri più evoluti dell’uomo, anime avanzate che ci aiutano a procedere verso una dimensione, la sesta, dove loro hanno da sempre dimorato.

La sesta dimensione potremmo definirla come caratterizzata da un costante stato di tranquillità e non credo ci possano essere dei dubbi sull’appartenenza dei delfini a questo stadio … basta osservare il loro volto che sembra avere sempre impresso un solare ed eterno sorriso !

Lo studio che ho effettuato, partendo dal teorema che l’Universo è un tutt’uno energetico manifestato da vibrazioni, è incentrato sulle onde di energia emanate dai cetacei e ‘intercettate’ in condizioni di meditazione profonda.

Lo stadio successivo sarà quello di creare dei simboli legati a queste vibrazioni che fungano da stimolo per la coscienza profonda dell’essere umano (usualmente chiamato Sé o, più razionalmente, inconscio).

“L’idea di una forma generata da un campo vibrazionale potrebbe sembrare irrazionale. – dice il Dr. Hans Jenny, padre della Cimatica o Scienza delle Onde – Ogni figura è invece la forma visibile di una forza invisibile ed ogni forma contiene le informazioni sulle vibrazioni che l’hanno generata.”

L’esperienza personale mi ha portato ad entrare in contatto con tre tipi di vibrazioni diverse emesse dai delfini.

La prima è di tipo spiraliforme ascendente ed è utilizzata dai delfini per diffondere nell’Universo diversi dati che fungono da ‘chiavi’ per l’apertura di portali dimensionali attraverso i quali si crea un costante flusso energetico e un nutrito scambio di informazioni.

Il secondo tipo di vibrazione emessa è invece di tipo ondulatorio, lavora in modo orizzontale ed e’ usata dai mammiferi per entrare in contatto telepatico con gli altri animali, uomo compreso. Attraverso questo canale riescono a creare un interscambio di nozioni, sentimenti, emozioni e stimoli con chiunque entri in relazione con loro (tipici sono i sentimenti e le forti emozioni che si possono riscontrare, tra l’altro, quando si assiste ad una esibizione dei tursiopi di un qualsiasi parco marino ).

Se dovessimo interpretare quest’ultimo tipo di vibrazione con termini cari alla moderna new age potremmo definirla, senza ombra di dubbio, come un’onda d’amore cosmico che va a colpire il chakra della gola e il plesso solare rimodulando quelli che amo chiamare i punti focali interiori.

Il terzo tipo di vibrazione è di tipo circolare ed intermittente, una sorta di banda concentrica a impulsi, e i mammiferi la utilizzano per ‘alimentare’ il rispettivo gruppo di appartenenza. Ogni branco crea una vera e propria eggregora che serve da serbatoio di conoscenza a disposizione dei singoli delfini. Questo ‘spirito di appartenenza’ permette ad ogni elemento del gruppo di rintracciare la propria ‘famiglia’ anche in condizioni di scarsa visibilità o in casi di difficoltà e di pericolo.

La strada da fare è ancora moltissima perché tanti sono i segreti custoditi da questi stupendi amici dell’uomo che, l’uomo stesso, sottovalutando le enormi potenzialità di crescita messe a sua disposizione, tende erroneamente ad identificare quasi esclusivamente come dilettevole diversivo domenicale.

Personalmente posso affermare di essere solo all’inizio di questa affascinante avventura metafisica, che non so dove mi porterà, ma che, sicuramente, sarà di fondamentale importanza per quel cammino di evoluzione cosmica a cui tutti aneliamo.

A questo punto, caro lettore, qualora tu intenda approfondire quanto esposto, non mi resta che augurarti di scegliere ciò che senti più adeguato alla tua personale esperienza. Tre vie sono si sono schiuse d’innanzi ai tuoi passi, quella mitologica, quella scientifica e quella esoterica… a te la scelta.

Per quanto mi riguarda, dopo anni di ricerca e dopo numerose esperienze di comunicazione non verbale, posso sicuramente affermare che, anche nel caso dei delfini, come tra l’altro in ogni altro piano esistenziale, l’apparenza limita di molto quella che è l’essenza.

Lasciati pure affascinare dalle acrobatiche evoluzioni di cui sono capaci queste meravigliose creature ma cerca di procedere oltre e di percepire, attraverso i tuoi sensi sottili, quanto hanno da comunicarti. Sicuramente anche a te, come è successo al sottoscritto, doneranno profondi e molteplici insegnamenti permettendoti di essere parte integrante del loro onirico universo.

(Pubblicato su Camelot Magazine)